Artwork title : Portraits 043
In PORTRAITS 043 il volto non occupa semplicemente lo spazio: sembra emergere da esso.
La composizione procede per frammenti e discontinuità. Ampie zone di nero interrompono la completezza della figura, mentre le lettere si addensano nei punti in cui il volto acquista maggiore intensità: lo sguardo, il naso, la bocca, il profilo. La densità alfabetica genera progressivamente luce, profondità e presenza; dove i caratteri si rarefanno, invece, l'immagine sembra tornare nel silenzio da cui è affiorata.
Il nero assume così un ruolo strutturale. Non è uno sfondo da riempire, ma una parte della costruzione dell'identità: ciò che non viene mostrato contribuisce alla presenza quanto ciò che diventa visibile.
Da lontano lo spettatore ricompone un volto. Avvicinandosi, quella stessa identità perde continuità e si dissolve in una costellazione di lettere autonome.
È precisamente in questa oscillazione che l'opera si colloca nella ricerca del Genomismo: la lettera non racconta il soggetto e non lo descrive. Diventa la materia primaria attraverso cui il volto può accadere.
Qui l'identità non è rappresentata come qualcosa di definitivo, ma come una presenza continuamente sospesa tra emersione e dissoluzione.